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Gli italiani, Antonio e Francesco Preiti, sono tra i moltissimi operai edili stranieri imbrogliati per milioni di corone per la costruzione dell’enorme edificio del gigante farmaceutico Ferring.

Fransesco Preiti e Antonio Preiti.
David Rebouh

Antonio Preiti e suo figlio Francesco di 29 anni avevano grandi speranze quando nel gennaio 2018 sono partiti dal paese di origine Varese nel nord Italia direzione Copenaghen.

Dopo una vita lavorativa nel settore edile, le assunzioni erano diventate sempre più scarse in Italia e per vivere Antonio Preiti e il figlio avevano iniziato a offrire le loro competenze professionali su piattaforme digitali dove operai fanno la fila per trovare un lavoro e poter pagare l’affitto. 

Ora però, la fortuna era arrivata: avevano promesso ad Antonio e a suo figlio un lavoro fisso e un buono stipendio presso una costruzione internazionale con valore miliardario nella benestante Copenaghen.

”Il lavoro mi era stato proposto tramite un amico ed era la prima volta che mi recavo all’estero per lavorare come operaio. L’azienda aveva promesso un buon stipendio e mi spiegava che avrei ricevuto una parte dei soldi in contanti perché non potevano segnare oltre 37 ore settimanali sulla busta paga. In ogni caso era comunque una somma superiore a quello che potevo guadagnare in Italia, quindi, ho accettato il lavoro e ho convinto mio figlio a venire con me”, racconta Antonio Preiti, 55 anni, alla rivista Fagbladet 3F.

Imbrogliati da una società italiana

Antonio e Francesco Preiti sono venuti in Danimarca per realizzare la prestigiosa costruzione del gigante farmaceutico Ferring – una nuova sede a Kastrup con vista panoramica sullo Stretto di Oresund che separa la Danimarca e la Svezia con un investimento di 1,2 miliardi di corone danesi.

Dopo solo due mesi si accorgono dell’imbroglio e dello sfruttamento e capiscono che non avrebbero mai percepito il salario promesso.

Insieme ad altri 84 operai edili stranieri, i due italiani venivano sistematicamente sottopagati per una somma di quasi otto milioni di corone dalle grosse società edili italiane, incaricate dalla Ferring per la realizzazione del proprio edificio.

Fondo sconosciuto eroga risarcimento

Oggi Antonio e Francesco Preiti ricordano il tempo in Danimarca con una certa amarezza, ma allo stesso tempo con un sospiro di rilievo.

Grazie al sindacato 3F e un fondo finora sconosciuto, Fondo del Mercato del Lavoro per Lavoratori Distaccati, abbreviato AFU, hanno infatti percepito un risarcimento di 50.000 corone ciascuno.

Il fondo AFU è stato costituito nel 2016 come un’ancora di salvezza per cittadini europei che, lavorando in Danimarca, vengono sfruttati da un datore di lavoro straniero, ed è la prima volta che il fondo assegna dei soldi.

”Siamo felicissimi che il sindacato 3F ci ha aiutato ad recuperare dei soldi che il nostro datore di lavoro ci ha sottratto. Ma dovrebbe essere la società italiana a pagarci: ora questa società può sfruttare altre persone che forse non possono essere assistite come siamo stati assistiti noi”, dice Antonio Preiti.

Antonio Preiti.
Antonio Preiti. FOTO: David Rebouh

Lui e il figlio erano assunti dall’azienda italiana Edilmaf che nel mese di luglio del 2019 è stata condannata al pagamento di sette milioni di corone danese dal giudice dell’arbitrato danese per dumping sistematico dei salari di 108 dipendenti.

3F: ”Conservate le buste paga e segnatevi le ore lavorate”

3F ha aiutato 86 membri stranieri ad ottenere un risarcimento complessivo di 7,9 milioni di corone dal fondo AFU.

Corrispondono a circa 92.000 corone lorde per ogni membro.

Michael Severinsen, consulente professionale di 3F, settore edilizio, ha condotto diverse cause di lavoro nei confronti dei fornitori edili stranieri della Ferring.

Michael Severinsen invita gli operai edili che vengono in Danimarca per lavorare a prepararsi bene e dice: “È una buona idea iscriversi subito al sindacato in modo che abbiamo la possibilità di assistervi quando le cose non vanno come previsto. Inoltre è importante segnare le proprie ore e orari di lavoro e conservare le buste paga come documentazione. Per le cause finora processate, la documentazione è stata determinante per poter chiedere il risarcimento al fondo AFU.”

Anche per Antonio Preiti è stato decisivo il fatto che poteva documentare le ore che effettivamente lavorava per il datore di lavoro, Edilmaf.

”La società segnava otto ore sulle buste paga, ma lavoravamo di solito 10 ore al giorno. I soldi extra li avrebbero dati in contanti, ma non ce li hanno mai dati”, riporta Preiti.

Il contratto collettivo danese stabilisce l’obbligo per il datore di lavoro di pagare un supplemento ai propri dipendenti se le ore lavorate superano quelle stabilite dal contratto, e anche questo supplemento era stato sottratto ad Antonio Preiti e ad altri stranieri impegnati nella costruzione della Ferring.

Abitazione pessima

C’erano altre condizioni che hanno spinto Antonio Preiti e il figlio a lasciare il lavoro in Danimarca e tornarsene a casa dopo solo quattro mesi.

Francesco Preiti racconta alla Fagbladet 3F: ”Abitavamo insieme in un ostello vicino alla stazione centrale di Copenaghen. Ci hanno fatto cambiare camera in continuazione e ogni volta dovevamo vivere sempre con più persone insieme in uno spazio sempre più ristretto. Alla fine io e mio padre abitavamo con un terzo operaio in una camera di 18 metri quadri. È impossibile avere una vita privata con condizioni del genere. È stata una brutta esperienza e sinceramente mi sono sentito preso per il culo.” (queste le esatte parole di Francesco)

Fransesco Preiti.
Fransesco Preiti. FOTO: David Rebouh

Oggi Francesco e Antonio Preiti sono tornati a Varese a vivere facendo piccoli lavori.